ELEZIONI REGIONALI: DOV'È LA FATA TURCHINA?

Dopo una, per usare un eufemismo, campagna elettorale scandalosa (stiamo vivendo la peggiore crisi economica degli ultimi 60 anni e nessuno ha speso una sola parola a proposito!), dopo accuse di voti di scambio, risse scoppiate davanti ai seggi elettorali, che in qualche caso hanno portato addirittura all'arresto di alcune persone, e quant'altro, cala il sipario sullo spettacolo delle elezioni regionali 2010. Finalmente è finita!

40,8 milioni gli italiani chiamati alle urne (circa il 68% della popolazione totale, circa 7 persone su dieci), ma hanno votato solo in 26,3 milioni (il 64,19%), i restanti 14,6 milioni di cittadini non hanno votato (un elettore su tre) Il PDL è al 26,78%, il PD al 26,10%, la Lega Nord al 12,28%, IDV 7,27% ecc .Alla luce dei risultati elettorali, il primo partito, soprattutto al sud, risulta essere l'astensionismo, che non si direbbe “di parte” perchè colpisce sia a destra che a sinistra.

Questo è il vero dato politico che dovrebbe far riflettere ma, posso tranquillamente scommetterci, assisteremo ancora per lungo tempo ad innumerovoli trasmissioni televisive durante le quali, gli invitati di turno, deputati, senatori e portavoce di questo o di quel partito, si prodigheranno in lunghe, interminabili discussioni, sciorinando paroloni e numeri, calcolatrici alla mano e con il supporto dei dati raccolti dai migliori e costosissimi istituti di ricerca demoscopica, per convincere il telespettarore, magari proprio quello che non ha partecipato al voto, che l'unica parte politica vincente è quella da loro rappresentata, lungi dal voler realmente prendere atto dei risultati per iniziare veri, seri programmi di strategia politica per far fronte ai problemi del Paese.

Non è importante aver perso il controllo di intere regioni, determinante è far passare l'idea che tutto va bene, che nulla di così drammatico è avvenuto, che la propria parte politica non ha subito danni. E se una piccola perdita c'è stata non è mai imputabile ai propri errori:sono sempre “gli altri” i veri responsabili, da Berlusconi a Beppe Grillo, da Bossi al pasticcio delle liste. Tipici atteggiamenti di chi non vuole confontrarsi con i problemi reali e li sposta su un altro obiettivo.

Ma è davvero così complicato sedersi intorno ad un tavolo, analizzare responsabilmente i dati e riflettere con serietà sulle cause che hanno portato alla vittoria o, soprattutto, alla sconfitta? È davvero così difficile prendere atto dell'oramai palese disaffezione del popolo nei confronti dei partiti e della politica in genere?.

Analizzare i risultati elettorali con serietà e senso di responsabilità dovrebbe essere uno degli obiettivi principali dichi è preposto a svolgere un'azione politica quotidiana per capire, per interpretare, per dare risposte concrete ai cittadini.

Invece, niente di tutto ciò accade! I nostri “politici, trasformati in abilissimi “Pinocchi e Pinocchietti”, altro non sanno fare se non stordirci, sbandierando orgogliosamente percentuali, miracolosamente calcolate “pro partito loro” e costringerci ad assistere al penoso spettacolo dei loro reciproci insulti.

Non è affatto chiaro a costoro che questo comportamento rivela una totala mancanza di rispetto nei confronti dell'elettore il quale, liberamente, ha dato la sua preferenza all'una o all'altra formazione politica.

Questi eccentrici Pinocchi si ostinano a pensare che gli italiani sono dei poveri dementi: ignoranti che non sanno valutare ed interpretare i dati, sprovvedute persone alle quali non è nota la critica situazione in cui versa l'Italia. No signori, non è così: gli italiani sono solo stanchi di ascoltare sempre le stesse cose, di turarsi il naso ogni volta che sono chiamati alle urne avendo la certezza che, anche se si confondono, non cambia niente

Ma è davvero impresa impossibile far capire ai nostri rappresentanti politici che la gente non è contenta per niente perchè pensa che quando la politica non risolve i problemi (o quantomeno ci prova) diventa semplicemente inutile?

Toc, toc, dov`è la Fata Turchina?