L'estinzione della politica

È incredibile constatare come alcune persone, ovviamente prive di etica morale, riescano a mentire spudoratamente, trasformandosi per l'occasione in “santo del giorno”, smentendo ciò che pochi giorni, ore, minuti prima avevano pronunciato.
Non importa se ad ascoltarli, allibiti e increduli, sia una sola persona o un'intera platea: loro persistono nei loro spergiuri. E non si tratta di piccole ed ingenue bugie. Essi mentono ignobilmente su questione di grande importanza, su decisioni prese nell'ambito di assemblee ove, gli accordi comunemente presi, sono di basilare importanza per la collettività. Essi, ignari di ogni regola di civiltà e di democrazia, descrivono fatti appena accaduti alla loro maniera con il misero scopo di screditare e isolare coloro che potrebbero intralciargli la strada che li dovrà portare al raggiugimento dei loro obiettivi sempre molto personali.
Credono che colpire una persona sia sufficiente per mettere in crisi quelle più vicine e fare da deterrente a chiunque non sia disposto a scendere a compromessi.

E, cosa ancor più incocepibile, è che proprio da codesti indegni individui, si levano i più sonori cori di protesta quando vengono messi in discussione i valori essenziali della civiltà e della democrazia.
Qesti soggetti andrebbero sottoposti a sorveglianza come “persone socialmente pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità” perchè rappresentano una vera minaccia per l'ordine delle cose presenti.

Con questo voglio dire che a me sembra che la vera emergenza che stiamo vivendo sia il “rischio civiltà”. E il rischio civiltà comporta l'estinzione della politica, perchè la politica può realizzarsi compiutamente solo in presenza di una condizione di civiltà e di affermazione dei valori essenziali della convivenza, della comunità, della collettività.